"Solo portando i ragazzi a lavorare sulla consapevolezza, possiamo aiutarli a entrare in quella sfera interiore dove trovare e consolidare i benefici per la vita di un percorso sportivo"

QUINTA FORZA

QUINTA FORZA

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QUINTA FORZA

QUINTA FORZA

Autore:

Federico Pasqualoni

Ex Atleta Pro. e Ideatore Pais

Tempo di lettura: 4 minuti

Pubblicato il: 28 marzo 2026

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Éntosportività: rimettere la Persona al centro del campo, per il sociale

Io credo fortemente nello sport, e non è la mia storia sportiva a parlare.
Per assurdo, infatti, ci credo molto di più oggi rispetto ai tempi in cui in campo ci scendevo io.
Ci credo semplicemente perchè rientra tra le pochissime attività che sono e resteranno per sempre reali. Parlo di quelle attività che a differenza di tante altre non possono e non potranno mai esistere senza l’essere umano che esprime sé stesso mentre pratica.
Per questo motivo, lo sport rimane con coraggio tra le attività non sostituibili dalle minacce artificiali.

Il fatto che la Persona nella sua totalità si esprima attraverso il gioco, porta la stessa a poter entrare in contatto con la propria parte profonda. Ed è proprio per questo che per me, come poche altre, lo sport è un’arte umana.
Un’arte di cui oggi abbiamo tutti bisogno più che mai; i ragazzi hanno bisogno di sport più che mai.

Perchè ogni loro momento di campo, in tutte le discipline e nei vari livelli, è un’opportunità meravigliosa di connettersi e rimanere attaccati al mondo del reale.
E noi, che in questo mondo ci stiamo dentro e che lo influenziamo, siamo tutti chiamati a proteggere i suoi valori da ciò che oggi lo minaccia.

Affinché lo sport giochi il suo ruolo, però, è necessario un cambio di prospettiva.
Infatti, siccome lo sport è un riflesso della società, le persone lo attenzionano maggiormente quando si lega a risultati, performance, e riconoscimenti sociali.
Nell’approccio della società spesso l’unica cosa che conta è scalare i livelli e le categorie della piramide, caratteristiche proprie dello sport professionistico e che vengono troppo spesso a invadere anche quello giovanile.
I due piani appaiono troppo vicini nella percezione popolare, anche se troppo lontani nella realtà.
I posti a disposizione per diventare professionista sono pochi, e anche chi lo diventa vivrà di sport solo per un fetta di vita.
Per questo, lasciar pensare ad un giovane atleta che sia questo l’obiettivo da raggiungere non è solo da pessimi educatori ma è anche un grandissimo peccato per l’immenso che c’è oltre lo sport.

Nella lista delle priorità con i ragazzi, primo in classifica c’è solo un elemento:  la protezione del ruolo educativo dello scendere in campo.
E siccome nel pensiero Pais lo sport è il mezzo con cui si può promuovere una sana crescita contemporanea, in ogni attività vogliamo rappresentare un contesto che accende le luci sulla Persona.
Da queste parti, i fari restano ben puntati, senza compromessi, sui tratti personali che in un percorso sportivo passano dall’atleta all’essere umano a prescindere dai risultati che ottiene in campo.
La sfida è chiara: unire i concetti di sportività e di interiorità per cambiare lo sguardo sul ruolo che la pratica sportiva assume nell’educazione della persona.
Non c’era una parola che rappresentasse una personalità sportiva e allora si è creata: èntosportività. Unisce la dimensione personale tramite la parola iniziale ènto, che vuol dire dentro, all’idea di sportività nel suo significato di qualità dell’essere sportivo.
Un concetto che vuole portare chi pratica a sentirsi una persona mentre lo fa, e chi educa ad avere a che fare sempre e prima di tutto con la Persona dietro l’atleta.

Solo portando i ragazzi a lavorare sulla consapevolezza, possiamo aiutarli a entrare in quella sfera interiore dove trovare e consolidare i benefici per la vita di un percorso sportivo.
Una consapevolezza a cui ci si addestra e ci si allena, per non restare in quella superficie in cui il successo sportivo è solo fatto di ritorni materiali.
Noi dobbiamo aiutarli a creare un rapporto sano con la loro identità sportiva.
Cioè a sviluppare un’identità che non si fonda sui risultati, ma sui valori.
E che solo così può continuare ad esistere anche oltre i tempi e gli spazi di gioco.
Un’identità che si espande in modo multidimensionale oltre lo sport e che si fonda sulla personalità sportiva.

Questo, è tutto il pensiero che sorregge e sorreggerà le attività di di Pais, con la volontà di migliorare il vissuto sportivo giovanile.

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Federico Pasqualoni

Ciao! Sono un ex atleta professionista, Dottore in Scienze e Tecniche Psicologiche con Master in Psicologia dello Sport, Allenatore Giovanile e fondatore del progetto PAIS.

La mia carriera sportiva nel calcio è stata un giro sulle montagna russe.
Mi basta ricordare l’estremo contrasto: a giugno 2018 festeggiavo da protagonista la vittoria di un campionato di Lega Pro; a settembre, il quinto intervento alle ginocchia scriveva la parola “fine” al mio percorso in campo.

Quelle gioie e quei dolori sono stati la mia più grande scuola: ho capito sulla mia pelle che lo Sport è uno specchio della vita…
una straordinaria opportunità educativa.

E allora, dal 2019 ho messo questa esperienza al servizio dei giovani.
Ho iniziato supportando le famiglie di studenti-atleti a navigare tra sport e istruzione, aprendo le porte della doppia carriera nelle università statunitensi. Successivamente, ho coordinato lo sviluppo e il benessere degli atleti in un contesto sportivo-accademico.

Nel 2024 ho fondato PAIS con una missione chiara: ricercare, comunicare e agire per trasformare il vissuto sportivo. Il mio obiettivo è aiutare i giovani atleti a cogliere i benefici dello sport per proiettarli con consapevolezza nella propria vita extra-sportiva.